Non cercate di fare colpo sugli altri credenti (Levitico 10:1-3)

Aaronne, il primo sommo sacerdote della nazione di Israele, aveva appena offerto alcuni sacrifici al Signore. Insieme a Mosè entrarono nel tabernacolo. Quando uscirono e benedissero il popolo, assistettero ad uno spettacolo incredibile. Il fuoco scese dal cielo e consumò l’offerta sull’altare. Come ci si poteva aspettare, quando il popolo vide ciò, ne rimase colpito. Caddero con la faccia a terra gridando gloria al Signore (Le 9:22-24).

Nadab e Abihu erano i figli maggiori di Aaronne e servivano anche come sacerdoti nel tabernacolo. A mio parere, è molto probabile che fossero credenti in quanto non credo che Dio avrebbe scelto dei non credenti come eredi del sommo sacerdozio del suo popolo. Ma questi due sacerdoti fecero una cosa molto imprudente.

Mosè scrive che ciascuno di loro prese un incensiere e vi mise dentro del fuoco. Con questo fuoco, offrirono un sacrificio di incenso al Signore, il quale, però,  non aveva comandato loro di farlo.

Perché questi due uomini disubbidirono al Signore? Mosè non lo dice, ma credo di saperlo. Avevano visto come il popolo aveva reagito al fuoco che era venuto dal Signore. Il Signore aveva scelto loro e il loro padre per servire come sacerdoti nel tabernacolo. Nella loro mente, Dio li stimava molto e il popolo li ammirava.

Volevano fare colpo sul popolo. Erano uomini importanti la cui posizione li aveva accecati. Volevano replicare l’applauso della folla. Poiché Dio sembrava avere grande stima di loro, pensarono che sarebbe stata una buona idea dar vita ad un proprio spettacolo di fuoco.

Non fu una mossa felice. Il fuoco miracoloso si manifestò di nuovo. Proveniva dal Signore, ma li divorò e morirono sul posto (Le 10:1-2).

La loro storia mi ricorda quella di Simone in Atti 8:9-24. Egli era un nuovo credente che vide il potere miracoloso di Dio all’opera in Pietro e Giovanni. Gli altri credenti della sua città ne furono colpiti, così come lui stesso. Offrì a Pietro del denaro se questi gli avesse dato la capacità di esercitare quel potere. Simone voleva fare colpo sulla gente.

La conclusione di molti è che Nadab, Abihu e Simone fossero dei miscredenti. Lo trovo sempre strano. Non dovrebbe sorprenderci che i credenti desiderino sentirsi importanti. A causa della nostra carne, possiamo desiderare che gli altri credenti pensino che siamo speciali. Quanti di noi coglierebbero al volo l’occasione di essere considerati agli occhi degli uomini come la persona più importante della chiesa?

È fin troppo facile guardare questi tre uomini e concludere che erano dei miscredenti. Potremmo convincerci che non faremmo mai qualcosa di così sfacciato e presuntuoso come hanno fatto loro. Dio li ha giustamente puniti e Nadab e Abihu hanno perso la vita. Pietro disse a Simone che rischiava di subire la stessa sorte.

L’orgoglio è una cosa terribile. Siamo sciocchi se pensiamo di esserne immuni. La Chiesa è il Corpo di Cristo, appartiene a lui. Ognuno di noi ne è solo un servitore (1 Co 3:5-7). Qualunque sia il nostro ruolo e il nostro dono, accontentiamoci. Che non siamo mai colpevoli di cercare di fare colpo sugli altri. Piuttosto, incoraggiamo gli altri a essere impressionati dal Signore. È stato lui a far scendere il fuoco dal cielo ai tempi di Nadab e Abihu e a compiere prodigi attraverso Pietro e Giovanni.

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Ken Yates (ThM, PhD, Dallas Theological Seminary) è l’editore del Journal of the Grace Evangelical Society e speaker regionale ed internazionale della GES. Il suo ultimo libro si intitola Hebrews: Partners with Christ.

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