Per anni ho pensato che i calvinisti credessero nella sicurezza eterna e gli arminiani no. Credevo che la dottrina della sicurezza eterna fosse il cuore del calvinismo. Di conseguenza, dopo essermi laureato al seminario, mi definivo calvinista anche se non credevo negli altri punti del calvinismo.
Mi sono reso conto, tuttavia, che la maggior parte dei calvinisti in realtà non crede nella sicurezza eterna. La maggior parte crede ciò in cui credono gli arminiani: se non si persevera nella fede e nelle buone opere, si verrà condannati in eterno.
Naturalmente, i calvinisti affermano di credere nella “perseveranza dei santi” (o preservazione dei santi), che viene erroneamente considerata sinonimo di sicurezza eterna. Tuttavia, secondo loro, solo alcuni credenti saranno preservati da Dio, ovvero quelli che avranno perseverato.
Vi state grattando la testa? Se è così, non avete ancora compreso la P nell’acronimo TULIP. Sta sia per “preservazione dei santi” che per “perseveranza dei santi”. Ma si dice che non si possa avere l’una senza l’altra. Se non perseveri, non sarai protetto.
Nel loro libro The five points of Calvinism, seconda edizione, Steele, Thomas e Quinn scrivono:
Si potrebbe quasi parlare dei sei punti del calvinismo, essendo il quinto punto la preservazione dei santi e il sesto la perseveranza dei santi. La Bibbia sottolinea ripetutamente entrambi gli aspetti di questa meravigliosa dottrina (pp. 148-149, enfasi degli autori).
Aggiungono: «Abbiamo la responsabilità di perseverare nella fede fino alla fine (aspirando alla santità), e se non resistiamo, non abbiamo alcuna base per essere certi che Dio ci stia preservando». Citano poi favorevolmente A. N. Martin, il quale dichiara: «L’unica prova che ho del fatto che egli mi preservi è che, per la sua grazia, mi consente di perseverare» (p. 149).
Se solo coloro che perseverano godono della sicurezza eterna, si può davvero parlare di sicurezza eterna? Non sarebbe piuttosto insicurezza eterna fino alla nostra morte? Se la nostra unica prova di essere eternamente al sicuro fosse il fatto di aver perseverato fino alla fine, allora dovremmo vivere nel dubbio fino alla fine dei nostri giorni.
La maggior parte dei calvinisti sostiene che esistano due tipi di credenti: quelli che professano una vera fede e quelli che sono falsi. Entrambi sono convinti dello stesso insieme di dottrine. Ciò che distingue il vero professante non è ciò in cui crede, ma la sua perseveranza sia nella fede che nelle buone opere.
Secondo il calvinismo, una persona può avere una fede temporanea e compiere temporaneamente buone opere. Tutto ciò può durare anni o addirittura decenni. In definitiva, la maggior parte dei calvinisti, come la maggior parte degli arminiani, giunge alla morte chiedendosi dove trascorrerà l’eternità.
Nel mio libro “Is Calvinism Biblical?” (Il Calvinismo è una dottrina biblica? N.d.T), cito due testi che confutano l’interpretazione calvinista della “preservazione dei santi”: Luca 8:12-13 e Giovanni 4:13-15.
Luca 8:12-13. Nella parabola dei quattro terreni, il primo terreno rappresenta le persone che ascoltano la Parola; tuttavia, Satana la sottrae, «affinché non credano e non siano salvati» (v. 12). Satana sa che quando una persona crede in Cristo, è salva per sempre. Il diavolo crede nel principio «una volta salvati, salvati per sempre».
Il versetto 13 parla di persone che «credono per un certo tempo ma, quando viene la prova, si tirano indietro». Ricordiamo ciò che il versetto 12 dice di coloro rappresentati dal terreno roccioso: «affinché non credano e siano salvati» (dove «affinché» indica che non erano credenti e di conseguenza non erano salvati). Le persone del versetto 13 sono salvate. Il fatto che in seguito si allontanino non può annullare la loro salvezza. È importante notare che la parola «credere» non compare nei versetti 14 e 15, relativi al terzo e al quarto tipo di terreno. È sottinteso che ogni terreno sia migliore del precedente e che coloro che sono rappresentati dal terzo e dal quarto terreno credano e perseverino.
Luca 8:12 dimostra che anche coloro che si allontanano dalla fede rimangono eternamente al sicuro.
Giovanni 4:13-15. Il Signore Gesù offre alla donna presso il pozzo quella che egli definisce «acqua viva». Era migliore dell’acqua che lei attingeva dal pozzo di Giacobbe. Quell’acqua doveva essere continuamente attinta e bevuta per placare la propria sete. Ma un solo sorso dell’acqua viva promessa da Gesù avrebbe tolto la sete per sempre. Essa sarebbe sgorgata in vita eterna (v. 14).
La donna aveva capito che un solo sorso d’acqua viva avrebbe placato la sua sete definitivamente. Ma ragionava in termini di acqua e di sete fisica. Ecco perché dice: «Signore, dammi di quest’acqua, affinché io non abbia più sete e non venga più fin qui ad attingere» (Giovanni 4:15). In Giovanni 6:35, il Signore ribadisce che bere l’acqua viva significa credere in lui e che il risultato è la sicurezza eterna: «Chi crede in me non avrà mai più sete». In greco, le parole «non avrà mai più sete» significano proprio questo, «non avrà mai più sete»! Non è necessario conoscere il greco per credere nella sicurezza eterna.
Attenzione all’interpretazione calvinista della “preservazione dei santi”. Non si tratta di un’antinomia come suggeriscono Steele, Thomas e Quinn (p. 149). Essi affermano che la preservazione di coloro che perseverano sia «un’antinomia (due insegnamenti che appaiono contraddittori alla mente umana, ma che nella mente di Dio non sono in tensione)» (p. 149). No. Questi due insegnamenti sono contraddittori. O si è eternamente salvi a prescindere dalla perseveranza, oppure non si è ancora eternamente salvati. La sicurezza eterna non è condizionata dalla perseveranza nella fede e nelle buone opere. Se fosse così, allora non sarebbe ancora sicura, e non sarebbe solo per fede, a prescindere dalle opere.
Concentratevi sulla grazia e saprete di essere eternamente salvati, che perseveriate oppure no.
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Bob Wilkin (ThM, PhD, Dallas Theological Seminary) è il Fondatore e Direttore Esecutivo della Grace Evangelical Society e co-presentatore del programma Radio Grace in Focus. Vive a Highland Village, Texas, con sua moglie Sharon. I suoi ultimi libri sono Faith Alone in One Hundred Verses e Turn and Live: The Power of Repentance.







