Quando una persona giusta ci delude (2 Tim 4:10)

Oggigiorno, molti nelle chiese credono che un vero credente non possa fallire moralmente, almeno non in modo troppo grave. Se una persona così si allontana dalla fede per un periodo prolungato, dimostra di essere un falso maestro, secondo la loro teologia.

Chi comprende la grazia di Dio sa che questa teologia non ha senso. La Bibbia insegna che un credente può fallire nella sua vita cristiana, anche miseramente e per molto tempo. Questo include credenti che precedentemente avevano vissuto rettamente, in obbedienza al Signore.

Dema è un esempio ben noto. Era stato un fedele servitore della Chiesa, lavorando con Paolo nei viaggi missionari. Ma poi si innamorò del mondo e abbandonò Paolo quando questi aveva più bisogno di lui (2 Ti 4:10). Anche Pietro scrive che un credente maturo può allontanarsi dalla fede (2 P 2:20-22).

I credenti che si allontanano dalla fede non perdono la vita eterna. Ma qual è il prezzo? I lettori di questo blog saranno pronti a dare la risposta biblica. Questi credenti perdono le ricompense eterne e si espongono alla disciplina di Dio nella loro vita. È tutto vero.

Ma c’è un’altra conseguenza di questo fallimento di cui non parliamo molto spesso. Questi fallimenti morali hanno un impatto negativo sugli altri credenti. Userò la parola deludere, ma anche altre parole vanno bene.

Quando Dema lasciò Paolo e andò a Tessalonica, cosa pensarono i credenti di quella città quando lo videro? Se lo conoscevano quando serviva fedelmente il Signore, che sconforto doveva essere. I non credenti che conoscevano il suo passato avrebbero puntato il dito contro Dema e ridicolizzato i cristiani di Tessalonica. Potevano dire che Dema aveva finalmente visto la luce e aveva dimostrato quanto fosse sciocco vivere rettamente. Avrebbero detto che Dema era un pazzo per aver seguito Paolo. Implicitamente, anche i credenti di Tessalonica, che stavano servendo il Signore, sarebbero stati visti come degli sciocchi. Dema aveva anche avuto il privilegio di lavorare fianco a fianco con Paolo. I non credenti avrebbero detto che era stato saggio a lasciarsi alle spalle quel tipo di vita. Sarebbe stato difficile per i credenti di Tessalonica rispondere a tali osservazioni.

Salomone afferma la stessa cosa in Pr 25:25-26. Egli sottolinea come l’acqua fresca sia dissetante per la persona stanca. Ma c’è un altro tipo di acqua. Cosa si prova a bere acqua inquinata o proveniente da un corso d’acqua pieno di sporcizia?

Salomone fa un confronto tra le due cose. Dice che bere acqua fresca e pura è come ricevere una buona notizia. Ci incoraggia. Ci rende felici.

Bere acqua inquinata significa l’opposto. È come ricevere una cattiva notizia. Ma Salomone è preciso. Ci dice quali cattive notizie ha in mente. È una cattiva notizia quando “il giusto… vacilla davanti all’empio”. Con un’illustrazione grafica, Salomone dichiara che quando vediamo un uomo giusto cadere, è come bere acqua da un pozzo inquinato. Immaginate di andare ad una fonte d’acqua in cerca di refrigerio e di trovarla putrida. Che delusione sarebbe!

Tendiamo a pensare che la nostra vita spirituale abbia un impatto solo su noi stessi, ma è sbagliato. La nostra vita ha ripercussioni sugli altri. Un credente – soprattutto se fedele e maturo – che cade nel peccato ha un’influenza negativa sugli altri. Sono inclusi la sua famiglia, i suoi amici e i membri della sua chiesa. Quando vedono il fallimento della persona amata o dell’amico, è come se bevessero acqua inquinata.

Il Signore ha detto che dobbiamo amarci gli uni gli altri, specialmente i nostri fratelli nella fede. Forse non ce ne rendiamo conto, ma un cristiano che ricade nel peccato non sta amando gli altri, pensa solo a se stesso. Questo è ciò che ha fatto Dema.

In conclusione: abbiamo una responsabilità nei confronti dei nostri fratelli e sorelle in Cristo. Che la nostra vita sia come un fresco sorso d’acqua in una giornata calda. Lo sarà se serviremo i nostri fratelli nella fede e il Signore. Non deludiamoli.

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Ken Yates (ThM, PhD, Dallas Theological Seminary) è l’editore del Journal of the Grace Evangelical Society e speaker regionale ed internazionale della GES. Il suo ultimo libro si intitola Hebrews: Partners with Christ.

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