In Luca 10:1, il Signore manda settanta discepoli a precederlo. Egli è diretto a Gerusalemme per morire ed essi devono andare per le città e proclamare che Gesù è il Cristo e sta offrendo alla nazione il regno di Dio.
Questi uomini erano altamente privilegiati e benedetti perché servivano il Re. Erano molto simili a Giovanni il Battista: dovevano preparare la via al Cristo. Il Signore diede loro persino la capacità di compiere miracoli nel suo nome (v. 9).
Il Signore li istruì dicendo che quando entravano in una città, dovevano soggiornare in una sola casa, dovevano mangiare ciò che veniva loro offerto e non dovevano trasferirsi in un’altra casa. In altre parole, non dovevano andare in una casa più bella dove il cibo eventualmente disponibile fosse stato più buono.
È facile immaginare come a questi uomini potessero essere offerte sistemazioni migliori. Se entravano in una città e venivano invitati a soggiornare presso una famiglia, tale casa poteva essere modesta. Ma quando altri ascoltavano la loro predicazione e assistevano ai loro miracoli, una persona più ricca poteva desiderare che essi soggiornassero nella sua casa. Avrebbe potuto offrire loro un soggiorno più confortevole.
È anche facile immaginare perché i testimoni del Signore avrebbero accettato tali benefici. Erano messaggeri del Re. Dio operava attraverso di loro e predicavano un regno futuro, glorioso ed eterno. Potevano pensare di meritare il meglio che una città potesse offrire loro. Sarebbe stato facile diventare avidi e credere di avere diritto alle cose migliori della vita.
Cristo, tuttavia, disse loro di non cadere in questa tentazione. L’avidità, anche se la si giustifica perché si pensa di averne diritto, rimane comunque avidità. Se questi uomini avessero rifiutato l’ospitalità di fronte ad un’offerta migliore, ciò avrebbe provocato risentimento in coloro che ascoltavano il loro messaggio e vedevano le loro azioni. Cristo raccomandò loro di concentrarsi sulla loro missione, non su ciò che potevano guadagnare dall’essere ambasciatori del Re.
Nessuno di noi fa parte dei settanta, quello fu un momento unico nel ministero del Signore. Ma anche noi possiamo peccare di avidità e pensare di avere diritto a qualsiasi ricchezza ci si presenti. Un ministero cristiano potrebbe ricevere finanziamenti da un ricco sostenitore, il quale potrebbe porre alcune condizioni al denaro donato. Il ministero potrebbe accettare tale sostegno, spiegando razionalmente che sta facendo l’opera del Signore. Il fine giustifica i mezzi.
Un seminario evangelico potrebbe fare lo stesso riguardo all’accreditamento. Ottenendolo, attirerebbe più studenti e più denaro, il che gli consentirebbe di produrre più laureati e di raggiungere un pubblico più ampio con le Scritture. Piccoli compromessi per ottenere tali risultati sono accettabili: si sta facendo l’opera del Signore e si ha il diritto di fare tali concessioni.
Il singolo credente può fare la stessa cosa. Per avere un impatto sul maggior numero possibile di persone, possiamo scendere a compromessi circa il nostro messaggio. Questo ci permetterebbe di lavorare con più persone e, da un punto di vista carnale, godremmo del successo apparente di una cerchia di influenza più ampia. Potremmo persino ricavarne più denaro. Dato che stiamo facendo l’opera del Signore, abbiamo diritto a tali benefici.
Che si tratti dei settanta in Luca 10, di un’organizzazione parrocchiale, di un seminario, di una chiesa o di un singolo credente, la lezione in Luca 10:7 è la stessa. La nostra carne desidera l’approvazione e le ricchezze del mondo. Mentre svolgiamo l’opera del Signore, essa ci suggerirà che abbiamo diritto a tali benefici. La si potrebbe definire “un’avidità legittima”.
Quando ci troviamo di fronte a tali tentazioni, dobbiamo fare un passo indietro ed analizzare cosa sta succedendo. Dobbiamo rimanere fedeli a ciò che il Signore ci ha chiamato a fare. Il mondo può offrirci diverse cose attraenti, ma se queste indeboliscono il nostro impegno verso il Re, dovremmo rifiutarle, anche se pensiamo di meritarle.
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Ken Yates (ThM, PhD, Dallas Theological Seminary) è l’editore del Journal of the Grace Evangelical Society e speaker regionale ed internazionale della GES. Il suo ultimo libro si intitola Hebrews: Partners with Christ.


